Oggi, il patrimonio più prezioso di una banca è costituito da informazioni digitali: dati personali, credenziali di accesso, transazioni finanziarie e infrastrutture informatiche che rendono possibile il funzionamento dell’intero sistema economico. Ogni operazione eseguita online, dal pagamento di una bolletta a un bonifico internazionale, attraversa una rete di sistemi interconnessi che devono garantire sicurezza, integrità e continuità del servizio. In questo contesto, la cybersecurity assume un ruolo molto importante poiché oltre a proteggere i dati delle singole banche, contribuisce anche alla stabilità del sistema finanziario nel suo complesso.
L’evoluzione tecnologica degli ultimi anni ha trasformato il settore bancario, modificando sia le modalità con cui gli istituti finanziari erogano i propri servizi sia il modo in cui clienti e imprese interagiscono con essi. L’adozione di piattaforme di home banking, applicazioni mobile, servizi di Open Banking, sistemi di pagamento digitali e infrastrutture cloud ha reso le operazioni finanziarie più rapide, accessibili ed efficienti. Allo stesso tempo, questa crescente digitalizzazione ha aumentato la complessità degli ecosistemi informatici bancari, ampliando il numero di dispositivi, reti e applicazioni che devono essere protetti. Secondo l’European Union Agency for Cybersecurity (ENISA), il settore finanziario è tra quelli maggiormente esposti ai rischi cyber proprio perché gestisce infrastrutture critiche e informazioni di elevato valore economico e strategico, il cui corretto funzionamento è essenziale per la stabilità dell’intera economia.
La cybersecurity bancaria, dunque, rappresenta l’insieme delle tecnologie, dei processi organizzativi, delle politiche di sicurezza e delle misure di governance finalizzate a proteggere sistemi informativi, dati e servizi finanziari da eventi che potrebbero comprometterne il funzionamento. L’obiettivo è quello di impedire accessi non autorizzati e garantire i tre principi fondamentali della sicurezza delle informazioni: la riservatezza, affinché i dati siano accessibili soltanto ai soggetti autorizzati, l’integrità, per assicurare che le informazioni rimangano corrette e non vengano alterate, e la disponibilità, indispensabile affinché i servizi bancari siano sempre operativi quando richiesti da cittadini, imprese e istituzioni.
È importante considerare che la centralità della cybersecurity nel settore bancario è strettamente legata alla natura delle informazioni custodite dagli istituti finanziari. Ogni banca gestisce quotidianamente una quantità enorme di dati personali e finanziari, un patrimonio informativo estremamente sensibile, il cui valore va ben oltre l’aspetto economico. La compromissione di tali dati può, infatti, determinare gravi conseguenze per i clienti, incidere sulla reputazione dell’istituto e generare effetti sistemici sull’intero mercato finanziario. A differenza di altri settori, un’interruzione prolungata dei servizi bancari o la compromissione delle infrastrutture di pagamento può ripercuotersi su imprese, pubbliche amministrazioni e cittadini, rallentando il normale svolgimento delle attività economiche.
Inoltre, la crescente digitalizzazione ha modificato il concetto stesso di perimetro di sicurezza. Se in passato la protezione degli istituti riguardava prevalentemente le infrastrutture fisiche, oggi le banche operano all’interno di ecosistemi altamente interconnessi che coinvolgono fornitori di servizi cloud, società Fintech, circuiti di pagamento, piattaforme di Open Banking e numerosi provider di servizi ICT (Information and Communication Technology). Ogni nuova integrazione tecnologica rappresenta un’opportunità di innovazione, ma introduce anche ulteriori elementi di complessità nella gestione della sicurezza. Per questo motivo, la protezione non può limitarsi ai sistemi interni dell’organizzazione, ma deve estendersi all’intera catena di fornitura digitale, considerando anche i rischi derivanti dai fornitori esterni e dalle interdipendenze tecnologiche. La European Banking Authority (EBA) evidenzia come la gestione del rischio ICT e il controllo dei fornitori rappresentino oggi una delle principali priorità per gli istituti finanziari europei.
In questo contesto, la cybersecurity assume un ruolo centrale anche nel garantire la continuità operativa delle banche. I servizi finanziari sono ormai disponibili ventiquattro ore su ventiquattro e costituiscono un’infrastruttura essenziale per il funzionamento dell’economia moderna. Bonifici, pagamenti elettronici, operazioni sui mercati finanziari e servizi di home banking devono poter essere erogati in modo affidabile e continuo, anche in presenza di eventi imprevisti o situazioni di crisi. La sicurezza informatica contribuisce, quindi, non soltanto alla protezione dei dati, ma anche alla capacità dell’organizzazione di mantenere operativi i propri servizi, limitando gli effetti di eventuali incidenti e garantendo un rapido ripristino delle attività.
Accanto agli aspetti tecnologici, la cybersecurity rappresenta oggi un elemento determinante per preservare la fiducia dei clienti e la reputazione degli istituti finanziari. La relazione tra banca e cliente si fonda sulla certezza che il patrimonio economico e le informazioni personali siano gestiti in modo sicuro e affidabile. Un incidente informatico può compromettere rapidamente tale rapporto di fiducia, generando conseguenze economiche, reputazionali e regolamentari di notevole entità. Per questa ragione, la sicurezza informatica è ormai considerata una componente strategica della governance aziendale e un fattore competitivo in grado di influenzare la credibilità dell’istituto sul mercato.
La crescente rilevanza della cybersecurity si riflette anche nell’evoluzione del quadro normativo europeo. Negli ultimi anni l’Unione Europea ha rafforzato in maniera significativa i requisiti di sicurezza applicabili al settore finanziario, introducendo un approccio orientato alla protezione delle infrastrutture digitali, ma soprattutto alla loro resilienza. È proprio qui che si inserisce il Digital Operational Resilience Act (DORA), entrato pienamente in applicazione nel gennaio dello sorso anno, che definisce un insieme armonizzato di obblighi riguardanti la gestione del rischio ICT, la segnalazione degli incidenti, i test di resilienza operativa e il controllo dei fornitori di servizi tecnologici. Parallelamente, la Direttiva NIS2 ha ampliato gli obblighi di cybersicurezza per gli operatori essenziali, includendo il settore bancario tra quelli maggiormente strategici per la sicurezza dell’Unione Europea.
L’evoluzione normativa riflette un cambiamento culturale sempre più evidente. La sicurezza informatica non viene più considerata esclusivamente come un insieme di strumenti destinati a prevenire gli attacchi, ma come una capacità organizzativa che coinvolge processi decisionali, governance, gestione del rischio e pianificazione della continuità operativa. In quest’ottica, incontriamo il concetto di cyber resilience, inteso come la capacità di un’organizzazione di prepararsi, resistere, rispondere e riprendersi da un incidente informatico, garantendo il mantenimento delle funzioni essenziali anche in condizioni di crisi. ENISA sottolinea come questo approccio rappresenti, oggi, uno dei pilastri della sicurezza del settore finanziario europeo, poiché riconosce che il rischio zero non esiste e che la vera capacità competitiva di un’organizzazione risiede nella sua abilità di continuare a operare anche durante eventi avversi.
La cybersecurity bancaria, pertanto, non costituisce più un semplice requisito tecnico o normativo, ma un elemento strategico indispensabile per garantire la tutela del patrimonio informativo, la continuità dei servizi finanziari e la stabilità dell’intero sistema economico. In un contesto caratterizzato da una crescente digitalizzazione e da un’evoluzione costante delle tecnologie, investire nella sicurezza informatica significa proteggere non soltanto i dati e le infrastrutture delle singole banche, ma anche la fiducia dei cittadini e il corretto funzionamento dell’economia digitale.
Leggi anche: Mobile Banking: Crescita e Sicurezza delle App Bancarie
Principali minacce alla sicurezza bancaria
Il panorama delle minacce informatiche che interessa il settore bancario è in continua evoluzione. Se in passato gli attacchi erano spesso condotti da singoli hacker con finalità dimostrative, oggi la maggior parte delle campagne è riconducibile a gruppi criminali altamente organizzati, capaci di operare su scala internazionale con modelli assimilabili a vere e proprie imprese.
Secondo l’European Union Agency for Cybersecurity, il settore finanziario rappresenta uno dei bersagli preferenziali della criminalità informatica per l’elevato valore economico delle informazioni trattate e per la possibilità di ottenere profitti immediati attraverso frodi, estorsioni o furto di dati. Questo scenario impone agli istituti bancari di confrontarsi con un insieme di minacce sempre più sofisticate, caratterizzate da tecniche in costante evoluzione e da un livello di organizzazione senza precedenti.
Ma quali sono i rischi più significativi? Vediamo insieme qualche esempio:
- Attacchi ransomware, considerati una delle principali minacce per il settore finanziario. Questa tipologia di malware blocca l’accesso ai sistemi informatici mediante la cifratura dei dati, impedendo alle organizzazioni di utilizzare le proprie infrastrutture fino al pagamento di un riscatto. Negli ultimi anni, le strategie adottate dai gruppi ransomware si sono evolute attraverso il modello della doppia estorsione, che prevede la cifratura dei sistemi e l’esfiltrazione preventiva delle informazioni riservate. Gli aggressori minacciano successivamente di pubblicare i dati sottratti qualora la vittima rifiuti di pagare il riscatto, aumentando considerevolmente la pressione sulle organizzazioni colpite. ENISA evidenzia come questa tecnica sia diventata una delle modalità di attacco più diffuse contro gli operatori finanziari europei
- Phishing, insieme alle più ampie tecniche di social engineering, attraverso le quali gli aggressori sfruttano il comportamento umano anziché vulnerabilità tecnologiche. L’obiettivo consiste nell’indurre dipendenti o clienti a rivelare credenziali di autenticazione, codici di accesso, informazioni finanziarie o altri dati sensibili mediante comunicazioni apparentemente legittime. Le campagne di phishing si presentano sotto forma di e-mail, messaggi sms, telefonate o siti web contraffatti che riproducono fedelmente l’identità visiva degli istituti bancari. La crescente diffusione dell’Intelligenza Artificiale generativa ha ulteriormente aumentato la qualità di queste comunicazioni fraudolente, rendendo più difficile per gli utenti distinguerle da quelle autentiche
- Sfruttamento di vulnerabilità software. Sistemi operativi non aggiornati, applicazioni obsolete o errori di configurazione possono consentire agli aggressori di ottenere accesso non autorizzato alle infrastrutture informatiche della banca. Molti attacchi di successo non derivano, infatti, da tecniche particolarmente sofisticate, bensì dall’utilizzo di vulnerabilità già note e per le quali erano disponibili aggiornamenti di sicurezza non ancora applicati. Per questo motivo, la gestione delle vulnerabilità rappresenta una componente essenziale delle attività di cybersecurity e richiede un monitoraggio continuo dell’intero patrimonio tecnologico
- Attacchi alla supply chain, un fenomeno che negli ultimi anni ha assunto un’importanza crescente. Gli istituti bancari fanno affidamento su numerosi fornitori esterni per l’erogazione di servizi software, infrastrutture cloud, piattaforme di pagamento e servizi ICT specialistici. Un attacco rivolto a uno di questi soggetti può propagarsi lungo la catena di fornitura, coinvolgendo contemporaneamente un numero elevato di organizzazioni. La compromissione di un singolo fornitore può, quindi, trasformarsi in un rischio sistemico, motivo per cui il controllo dei partner tecnologici costituisce oggi uno dei principali requisiti introdotti dal regolamento europeo DORA
- Attacchi Distributed Denial of Service (DDoS), progettati per compromettere la disponibilità dei servizi online attraverso il sovraccarico delle infrastrutture di rete. In questi casi, gli aggressori generano un volume estremamente elevato di richieste verso i sistemi della banca, fino a renderli temporaneamente indisponibili. Sebbene tali attacchi non abbiano necessariamente lo scopo di sottrarre dati, possono provocare significative interruzioni operative, impedendo ai clienti di accedere ai servizi di home banking o di effettuare operazioni finanziarie. In alcuni scenari il DDoS viene utilizzato come tecnica diversiva, finalizzata a distogliere l’attenzione dei team di sicurezza mentre vengono condotte altre attività malevole.
- Minacce interne (insider threats). Non tutti gli incidenti informatici derivano da soggetti esterni: dipendenti, collaboratori o fornitori possono, volontariamente o accidentalmente, compromettere la sicurezza delle informazioni aziendali. Errori nella gestione delle credenziali, utilizzo improprio dei privilegi di accesso, divulgazione involontaria di dati riservati o comportamenti negligenti continuano a rappresentare una delle principali cause degli incidenti segnalati nel settore finanziario. Secondo diversi studi internazionali, il fattore umano rimane uno degli elementi più critici nella gestione del rischio cyber
- Application Programming Interface (API), la cui crescente diffusione ha introdotto ulteriori sfide in materia di sicurezza. Le API costituiscono il principale meccanismo attraverso cui banche, Fintech e altri operatori autorizzati condividono dati e funzionalità, soprattutto nell’ambito dell’Open Banking. Tuttavia, errori di progettazione, autenticazione o autorizzazione possono consentire accessi indebiti alle informazioni o l’esecuzione di operazioni non autorizzate. È proprio per questo motivo che la protezione delle API rappresenta oggi una delle aree di maggiore attenzione sia per gli istituti finanziari sia per le autorità di vigilanza europee
- Intelligenza Artificiale, il cui utilizzo sta modificando profondamente il panorama delle minacce. Se da un lato gli algoritmi di IA vengono impiegati dalle banche per migliorare il rilevamento delle anomalie e automatizzare la risposta agli incidenti, dall’altro vengono sempre più utilizzati dai cybercriminali per rendere gli attacchi più efficaci. I sistemi intelligenti consentono di generare campagne di phishing personalizzate, creare contenuti fraudolenti altamente realistici e sviluppare tecniche di impersonificazione attraverso deepfake vocali e video, aumentando le possibilità di successo delle operazioni criminali
- Industrializzazione del cybercrime. Oggi, molti gruppi criminali operano secondo il modello del Cybercrime-as-a-Service (CaaS), offrendo malware, kit di phishing, infrastrutture per ransomware e servizi di attacco a pagamento nel dark web. Questo modello ha abbassato la barriera d’ingresso alla criminalità informatica, consentendo anche a soggetti privi di competenze tecniche avanzate di condurre attacchi sofisticati mediante strumenti sviluppati da organizzazioni specializzate. Secondo i più recenti rapporti di ENISA e IBM X-Force, questa evoluzione rappresenta uno dei principali fattori responsabili dell’aumento degli incidenti informatici registrati negli ultimi anni nel settore finanziario
L’insieme di queste minacce evidenzia come la sicurezza bancaria non debba confrontarsi con un unico rischio, ma con un ecosistema estremamente dinamico, in cui tecnologie, tecniche di attacco e modelli organizzativi della criminalità evolvono continuamente. Comprendere la natura di queste minacce costituisce il primo passo per sviluppare strategie di protezione efficaci e garantire la resilienza delle infrastrutture finanziarie.
Leggi anche: Intelligenza Artificiale: Applicazioni e Benefici nel Settore Bancario

Strategie di cybersecurity per le banche
Di fronte a un panorama delle minacce in costante evoluzione, la sicurezza bancaria non può basarsi su una singola tecnologia o su misure di protezione isolate. Le principali autorità internazionali, tra cui l’European Union Agency for Cybersecurity, il National Institute of Standards and Technology (NIST) e la European Banking Authority, sottolineano come un’efficace strategia di cybersecurity debba adottare un approccio multilivello (defence in depth), nel quale persone, processi e tecnologie operano in modo coordinato per ridurre il rischio e limitare gli effetti di eventuali incidenti.
Uno dei pilastri di questo approccio è rappresentato dall’adozione del modello Zero Trust, un paradigma di sicurezza che supera il tradizionale concetto della cosiddetta rete fidata. Il principio fondamentale è sintetizzato nell’espressione never trust, always verify (“non fidarsi mai, verificare sempre”): ogni richiesta di accesso a dati, applicazioni o risorse viene autenticata, autorizzata e monitorata indipendentemente dalla posizione dell’utente o del dispositivo. Questo modello riduce la possibilità che un attaccante, una volta ottenuto un accesso iniziale, possa muoversi liberamente all’interno dell’infrastruttura informatica. Il NIST identifica lo Zero Trust come uno dei principali modelli di riferimento per la protezione delle organizzazioni ad alta criticità.
Un’altra strategia fondamentale consiste nell’implementazione di sistemi avanzati di Identity and Access Management (IAM), che consentono di gestire in modo centralizzato le identità digitali e i privilegi di accesso. Le banche applicano il principio del least privilege, secondo il quale ogni utente dispone esclusivamente delle autorizzazioni strettamente necessarie per svolgere le proprie attività. In questo modo, viene ridotta la possibilità che un account compromesso possa essere utilizzato per accedere a informazioni o sistemi non pertinenti. A tali controlli si affianca l’impiego dell’autenticazione multifattore (MFA), ormai considerata uno standard internazionale per proteggere gli accessi sia dei dipendenti sia della clientela.
Un ruolo sempre più rilevante è svolto dai Security Operations Center (SOC), strutture specializzate che monitorano costantemente gli eventi di sicurezza generati dall’infrastruttura informatica. Attraverso piattaforme di Security Information and Event Management (SIEM) e strumenti di analisi avanzata, i SOC raccolgono e correlano grandi quantità di dati provenienti da server, dispositivi di rete, endpoint e applicazioni, individuando comportamenti anomali che potrebbero indicare un incidente in corso. Negli ultimi anni, queste capacità sono state ulteriormente potenziate dall’integrazione di algoritmi di intelligenza artificiale e machine learning, in grado di identificare anomalie difficilmente rilevabili mediante regole statiche.
Accanto al monitoraggio continuo assume particolare importanza la capacità di rispondere rapidamente agli incidenti. Le migliori pratiche internazionali raccomandano la definizione di specifici Incident Response Plan, ovvero procedure formalizzate che stabiliscono ruoli, responsabilità e modalità operative da adottare durante un evento di sicurezza. Un piano di risposta efficace consente di contenere tempestivamente l’incidente, limitare la propagazione dell’attacco, preservare le evidenze digitali utili alle indagini e ripristinare i sistemi nel minor tempo possibile. Per verificarne l’efficacia, molte organizzazioni eseguono periodicamente simulazioni e esercitazioni operative, coinvolgendo sia il personale tecnico sia il management.
Le banche investono, inoltre, nella validazione continua delle proprie misure di sicurezza attraverso attività di verifica indipendente. Tra queste rientrano i penetration test, che simulano attacchi informatici controllati per individuare vulnerabilità sfruttabili prima che possano essere intercettate da soggetti malevoli, e le attività di red teaming, nelle quali gruppi di specialisti riproducono scenari di attacco realistici valutando non solo la robustezza delle tecnologie, ma anche l’efficacia delle procedure organizzative e delle capacità di rilevamento. In ambito finanziario europeo, tali attività trovano un riferimento metodologico nel framework TIBER-EU (Threat Intelligence-Based Ethical Red Teaming) sviluppato dalla Banca Centrale Europea (ECB), che definisce un approccio standardizzato per testare la resilienza delle infrastrutture critiche mediante simulazioni basate su intelligence reale.
Un ulteriore elemento strategico è rappresentato dalla cyber threat intelligence, ovvero dalla raccolta e dall’analisi sistematica di informazioni riguardanti attori ostili, tecniche di attacco, vulnerabilità emergenti e campagne malevole osservate a livello globale. L’obiettivo è quello di comprendere ciò che è accaduto e, soprattutto, anticipare le possibili evoluzioni del panorama delle minacce, adeguando preventivamente le misure di difesa. La condivisione di informazioni tra istituti finanziari, autorità di vigilanza e organismi specializzati rappresenta oggi uno degli strumenti più efficaci per migliorare la capacità di individuare tempestivamente nuove campagne di attacco.
Grande attenzione viene dedicata anche alla protezione degli endpoint, cioè di tutti i dispositivi utilizzati all’interno dell’organizzazione, come workstation, server, smartphone aziendali e postazioni operative. Le moderne soluzioni di Endpoint Detection and Response (EDR) e Extended Detection and Response (XDR) consentono di monitorare costantemente il comportamento dei dispositivi, identificando attività sospette e intervenendo automaticamente per isolare gli endpoint compromessi, limitando così la diffusione dell’attacco.
Oltre a ciò, la sicurezza delle informazioni richiede una particolare attenzione alla protezione dei dati, sia durante la trasmissione sia quando vengono archiviati. Le banche adottano tecniche di crittografia avanzata per garantire che le informazioni rimangano illeggibili anche qualora vengano intercettate o sottratte. A queste si affiancano strumenti di Data Loss Prevention (DLP), progettati per monitorare, classificare e impedire la fuoriuscita non autorizzata di dati sensibili attraverso posta elettronica, dispositivi rimovibili, servizi cloud o altri canali di comunicazione.
Un’altra componente delle moderne strategie di cybersecurity riguarda l’automazione delle attività di sicurezza. La crescente quantità di eventi generati dalle infrastrutture informatiche rende, infatti, difficile una gestione esclusivamente manuale. Per questo motivo, molte organizzazioni adottano piattaforme di Security Orchestration, Automation and Response (SOAR), che consentono di automatizzare numerose operazioni ripetitive, come la raccolta delle informazioni, la classificazione degli incidenti e l’esecuzione delle prime azioni di contenimento. L’automazione riduce i tempi di risposta e permette agli analisti di concentrarsi sulle attività a maggiore valore aggiunto.
Infine, una strategia di cybersecurity realmente efficace richiede un processo di miglioramento continuo. Le autorità internazionali raccomandano di misurare periodicamente il livello di maturità della sicurezza attraverso audit, valutazioni indipendenti, indicatori di performance e revisioni dei controlli implementati. Framework riconosciuti a livello internazionale, come il NIST Cybersecurity Framework 2.0 e lo standard ISO/IEC 27001:2022, forniscono linee guida per valutare l’efficacia delle misure adottate e individuare eventuali aree di miglioramento. Questo approccio consente agli istituti finanziari di adattare progressivamente le proprie capacità difensive all’evoluzione delle tecnologie, dei processi aziendali e del panorama delle minacce.
In un contesto in cui gli attacchi informatici diventano sempre più sofisticati e rapidi, la capacità di integrare tecnologie avanzate, procedure operative consolidate e processi di verifica continua rappresenta il principale fattore distintivo delle organizzazioni più resilienti. Le strategie di cybersecurity adottate dalle banche non si limitano, quindi, all’introduzione di nuovi strumenti tecnologici, ma costituiscono anche un sistema dinamico di gestione del rischio, orientato al miglioramento continuo e fondato sulle migliori pratiche riconosciute a livello internazionale.
Leggi anche: Blockchain: Come le Banche Stanno Sfruttando Questa Tecnologia


